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Torna Teatro Aperto, il teatro che mancava.
Teatro Aperto irrompe ancora una volta sulla scena culturale iblea con l'obiettivo di riprendere e continuare il dibattito ed il confronto sulla vivacissima realtà teatrale contemporanea. La rassegna vuole essere, compatibilmente alle proprie possibilità, una proposta nuova per un pubblico nuovo, un pubblico che intende la rappresentazione scenica come un mezzo di conoscenza e di trasformazione della realtà relazionale e sociale attraverso gli strumenti propri del teatro quali la suggestione, l'affabulazione, la narrazione e il gioco immaginifico.
In un meridione in cui, fatte poche eccezioni, la scena contemporanea ha una presenza più che marginale nei cartelloni dei teatri, la nostra rassegna contribuisce a dare visibilità alle tante realtà interessanti che non sempre trovano circuiti di fruizione.
Non mancate.
La Stagione 2010/11 (SECONDA EDIZIONE)
Teatro Aperto apre la stagione del Teatro Vittoria Colonna il 3 dicembre con Davide Enia che con il suo spettacolo cult Italia - Brasile 3 a 2 ci riporta al 1982, epopea sportiva ed umana che aprì le porte alla vittoria italiana del Mundial di Spagna. il 21 dicembre sarà la volta della Lettera di di Paolo Nani, attore riconosciuto a livello ionternazionale come uno dei maestri del teatro fisico.
La stagione prosegue il 29 gennaio con Desideranza spettacolo intimo e profondo che porta alla ribalta nazionale la compagnia dei Teatri Alchemici di Palermo. Ancora Palermo a febbraio con il bravissimo Filippo Luna (insignito del prestigioso premio dell'Ass. Naz. Critici del Teatro proprio per questa interpretazione) che porta sul palco di Teatro Aperto Le mille bolle blu. La rassegna chiude il 25 marzo con un bell'esempio d teatro sociale: è bello vivere liberi! spettacolo magistralmente intepretato da Marta Cuscunà ispirato alla vita di Ondina Peteani, prima staffetta partigiana.

Premio speciale UBU 2003
Premio Hystrio e Premio Olimpico ETI 2005
Premio "Vittorio Mezzogiorno" e Premio "Vittorio Gassmann" 2006
Il calcio come epica umana, come racconto popolare, come memoria collettiva unificante e identificante. Davide Enia ci riporta alla storica partita del 5 luglio 1982 in cui l'Italia di Enzo Bearzot sconfisse il Brasile già dato come campione del mondo. Lo spettacolo è un coinvolgente gioco a incastro: si moltiplicano i racconti, seguendo la trama delicata della partita: tornano a vivere le gesta del quarantenne Zoff, del «bellissimo» Antonio Cabrini, del «generoso» Ciccio Graziani, ma anche di Zico, Falcao...nomi entrati nella leggenda: eroi, appunto, di una stagione ormai lontana.
Davide Enia canta la storia di tutti noi, assiepati con amici e familiari davanti al televisore, pronti ad appassionarci, a soffrire e gioire come accadde quel giorno nel tinello palermitano di casa Enia.
Così come avvenne quel pomeriggio di inizio luglio nelle case di tutta Italia.
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1°Premio United Slapstick - The European Comedy Award, Frankfurt a.m.
1° Premio Roner SurPris 2005 - Carambolage, Bolzano
Da 18 anni questo spettacolo è in perenne rappresentazione ai quattro angoli del globo , l'hanno visto in Groenlandia e in Giappone, in Argentina e in Spagna, in Norvegia e in Italia, ...oltre 800 repliche per questo piccolo, perfetto meccanismo che continua a stupire, anche dopo averlo visto decine di volte , per la sua capacità di tenere avvinto il pubblico alle sorprendenti trasformazioni di un formidabile artista.
Paolo Nani, uno degli indiscussi maestri del teatro fisico europeo, riesce a dar vita a 15 micro-storie, tutte contenenti la medesima trama ma interpretate ogni volta da una persona diversa.
...Alla fine, cessato il mal di pancia causato da 80 minuti di risate ininterrotte, rimane l'amaro in bocca nel constatare che un attore comico del genere lavora all'estero, mentre da noi, con qualche eccezione, imperversano per lo più satiri televisivi senza qualità. Mala tempora currunt...
(30 dicembre 2009 – Il Giudizio Universale, Remo Bassetti)
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Segnalazione Speciale Premio Scenario 2007
In un desolato paese della Sicilia, nel giorno di Sant’Antonio due fratelli salgono fino alla stanza soprasopra. Pino, primo fratello, e Sergio, handicappato, mezzo cervello, fardello più che fratello. Qualche piano sotto qualcosa di terribile è accaduto. Centocinquanta chili di madre-padrona giacciono nella vasca da bagno.
La giornata di Sant’Antonio è giorno di liberazione, di volo. I due fratelli, dopo essersi liberati dalla zavorra materna, sognano di arrivare dritti nella casa dell’Orsa Maggiore, su nel cielo. Ma serve un ultimo gesto: estremo, calcolato e spettacolare, da compiere proprio mentre la processione con la banda e la statua del Santo passano sotto la loro finestra: “Sergio, tudei io e tu veri femus!”. In scena basta una tenda a fiorellini. L’intensa interpretazione dei due attori è sufficiente a creare attorno a quel lembo di stoffa non solo tutta la casa ma il paese intero, con il buio, i vizi e le superstizioni. I fratelli si passano il ruolo del coraggioso come un testimone nella staffetta, e continuano ad amarsi e ad accudirsi a vicenda anche nel momento estremo.
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Premio Ass. Nazionale Critici del Teatro per l'interpretazione 2010
Giocato sulle corde di un sentimento vero, profondo, universale che coinvolge ed emoziona lo spettatore fin dalle prime battute, "le mille bolle blu" racconta l'amore che per trent'anni unisce nella più assoluta clandestinità Nardino ed Emanuele: barbiere di borgata il primo, avvocato il secondo.
La scintilla tra i due giovani scocca nella bottega di Nardino che diventa il rifugio di questo amore segreto. che scorre parallelo alla “normale” vita dimariti e padri di famiglia.
E adesso che Emanuele non c'è più, Nardino ricorda, pensa, si flagella il cuore e l'anima, viene sopraffatto dal flusso delle immagini e dalle emozioni di una intera vita vissuta all'oscuro da tutti. E’ un viaggio negli inferi dell'anima, nei
luoghi per gli altri inviolabili della memoria, quello che Nardino affronta, nella speranza di fissare tutto, nella speranza che il tempo e la morte non sbiadiscano il ricordo della sua più profonda intimità.
Filippo Luna riesce ad estrarre da un contesto bruciante, per altro con chiare connotazioni sociali, la delicata qualità di un sentimento che, proprio per essere nascosto, reclama la sua verità senza connotazioni,
dove l’amore non è spiegabile se non da chi ama.
La Repubblica

Premio Scenario per Ustica 2009
Encomio del Presidente della Repubblica
Ispirato alla biografia di ONDINA PETEANI
Prima Staffetta Partigiana d'Italia
Deportata ad Auschwitz N. 81 672
È bello vivere liberi! è l’ultima frase che Ondina Peteani ha scritto a poche settimane dalla morte, quando, in ospedale, il medico le chiese di scrivere, a occhi chiusi, la prima frase che le fosse venuta in mente. Ondina, allora, ha scritto quello che sentiva profondamente: amore per la libertà.
È bello vivere liberi restituisce il sapore di una resistenza vissuta al di fuori di ogni celebrazione o irrigidimento retorico. Resistenza personale, segnata dai tempi impetuosi di una giovinezza che è sfida, scelta e messa in gioco personale. Resistenza politica, dove la protagonista, Ondina, incontra la
storia e la sua violenza. Resistenza poetica, all’orrore che avanza e annulla. Resistenza adolescente, che incontra il sangue, lo subisce, lo piange, ma continua ad affermare la necessità della felicità e dell’allegria anche nelle situazioni più estreme che Ondina vive.
motivazione della giuria Premio Scenario Ustica |